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Da una ferita ad una feritoia, lo scrittore Carotenuto ci lascia un bell’esempio.

La paura di non essere ascoltati può portare molte persone a chiudersi. Chi soffre di endometriosi è stanca di giustificare il proprio dolore difronte a chi pensa che stia esagerando. Questo non può, non deve accadere. E quando accade, significa che c’è ancora lavoro da fare per trasmettere consapevolezza e coscienza. Una coscienza capace di dare conforto e di ascoltare. Una comunità può aiutare in questo?

Ci siamo chiesti se una comunità di persone che condividono un’esperienza possa rompere il silenzio e diffondere consapevolezza. Il punto è creare un territorio di scambio che aiuti a trasformare la ferita in uno spazio da cui guardare dentro e fuori se stessi (Carotenuto, vedi nota). Simbolicamente, questa apertura può essere immaginata come una fessura attraverso cui la persona si osserva e osserva. Una fessura che può lentamente filtrare la luce, quando ti senti compreso.

Secondo Emma Jones  la condivisione può aiutare:

Recentemente, abbiamo diffuso il messaggio della regista Emma Jones, che attraverso il suo sito, ha dato l’opportunità ai suoi followers con patologie croniche, di condividere le fotografie del proprio comodino. Una proposta originale e delicata, orientata a descriversi attraverso le immagini.

Il comodino dunque come simbolo, che può rappresentare anche la capacità dell’individuo di affrontare la patologia, attraverso gli oggetti che sceglie come testimoni della propria resilienza.

Infatti sul comodino, oltre ai medicinali, troviamo: libri, foglietti di carta che conservano un nostro pensiero, un oggetto a noi caro e molto altro. A detta della Jones, la possibilità di condividere il proprio mondo interiore attraverso una fotografia può aiutare. A conferma, vi è una comunità che la segue e che ha scelto di accoglierne la proposta.

Aldo Carotenuto, Facciamo di ogni ferita una feritoia:

Questi esempi e le storie che raccontiamo possono creare dibattito e aumentare la coscienza sociale della malattia. Aspetti che pensiamo possano contribuire a nutrire un terreno più stabile per chi soffre di una malattia cronica. La persona ha bisogno di sentirsi riconosciuta e ascoltata. Perché solo dove c’è conoscenza, ci può essere diagnosi, e solo dove c’è dialogo, vi può essere comprensione.

Così non smettiamo di raccontare, di approfondire, di esserci. Con l’augurio, come diceva lo psicanalista e scrittore italiano Aldo Carotenuto, che:

“la propria ferita possa diventare la feritoia attraverso la quale guardare al proprio ed altrui mondo interiore”.

Potete lasciare un commento, o se desiderate raccontare o aggiungere un vostro pensiero potete scrivere a redazione@endometriosi.it 

di Ilaria Castelli, blog.endometriosi.it 

Riferimenti:

Aldo Carotenuto, Lettera aperta ad un apprendista stregone, Bompiani, Milano, 1998.

https://www.thegeographyofillness.com/podcasts/

 

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