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Ogni donna ha la sua storia di diagnosi

Poche malattie si adattano all’idea del viaggio tanto quanto l’endometriosi. Ci vogliono in media otto anni per avere una diagnosi corretta. Per molte, sembrano una vita.

Non ero quella che puoi chiamare una bambina malaticcia, ma ho avuto problemi con anemia e pressione bassa. Tutto ha avuto una forte spinta – o due – dopo aver avuto il primo ciclo. Alcune ragazze hanno un’esperienza imbarazzante, altre la vedono come un dono, altre a malapena sanno darsi spiegazioni.

Me? Sono finita in ospedale per tre giorni. Ho perso così tanto sangue e avevo un dolore così atroce che i miei genitori mi hanno portato al pronto soccorso. Le donne della mia famiglia cercarono di consolarmi, dicendomi che ero ufficialmente “una di loro”. Apparentemente, due delle mie sei zie avevano subito lo stesso traumatico ingresso nella femminilità.

Durante i miei anni dell’adolescenza, i miei periodi non sono stati per niente facili. Ricordo di essermi sdraiata a letto un pomeriggio d’estate, stringendo le mie lenzuola con i pugni, contorcendomi per il dolore. Ho sentito i miei genitori nelle vicinanze che mormoravano: “Non è giusto”.

Nell’età adulta, ho affrontato esami ginecologici ogni anno, chiedendo informazioni sui molteplici sintomi di cui soffrivo. Diversi ginecologi mi hanno detto che la causa fosse lo stress. Uno specialista ha detto che avevo ovaie policistiche, mentre un altro lo ha negato con veemenza. Due dottori mi hanno detto che era tutto nella mia testa.

È stato solo dopo aver parlato con una cara amica che ho ricevuto una guida adeguata. Mentre enumeravo i sintomi e spiegavo la sofferenza che avevo sopportato per anni, alla fine concluse: “Sembra che tu abbia quello che ho io – l’endometriosi“.

Ancora una volta, mi trascinai verso il mio medico e dissi: “Qualcosa non va”. Dopo diverse risonanze e analisi del sangue, un dottore finalmente eseguì la laparoscopia che confermava la diagnosi che la mia amica mi aveva dato senza neanche pensarci.

La mia endometriosi è subdola. Mi fa credere di essere una donna perfettamente sana, in grado di camminare con i miei cani, correre o insegnare yoga. Il più delle volte sono cronicamente esausta, combattendo attraverso sbalzi d’umore e dolori agonizzanti. La mia incapacità di rimanere incinta mi riporta alla riflessione dei miei genitori sul fatto che qualcosa non è giusto con me ora, né lo era allora.

Mi ci sono voluti più di 18 anni per rendermi conto che avevo una malattia cronica, una guerriera dell’endometriosi, un’altra.

Il mio viaggio potrebbe personale, ma non lo è.

Chiedete a una donna della sua endometriosi e lei elencherà i medici, anni di accettazione di determinati livelli di dolore come norma, e le complicate diagnosi errate.

Non avrei mai pensato di parlare così della mia malattia cronica, ma sono pronta a condividere la mia esperienza.

Più condividiamo i nostri viaggi, più sarà facile per le donne che seguiranno ottenere una diagnosi più rapida e ricevere un trattamento efficace.

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  1. Ho conosciuto l’endometriosi nel lontano 1998, quando dopo tante traversie, sono stata presa in affido dall’equipe del Dr. Minelli un grande medico, a Negra, il 4 gennaio del 1999 è cominciata la mia grande esperienza con l’endometriosi, che mi ha devastato fisicamente ( 4 resezioni intestinali, stomia per 18 mesi, problemi vescicali), ma che allo stesso tempo mi ha fatto crescere e diventare una persona forte, cosciente e razionale. Mi sono sempre controllata con esami diagnostici ogni sei mesi, ma nonostante tutto nel 2012, questa maledetta malattia si è ripresentata, nell’uretere, provocando un restringimento. Altro iter 6 interventi in un anno con stomia nuovamente, il calvario, ma mai abbattersi….sempre positivi e di nuovo avanti. Ora sono qui ormai a 50 anni, con una vita super accettabile, nella speranza che lei non si presenti più. Ringrazio di cuore la mia famiglia che mi è stata vicina in questo lungo cammino, Paolo il mio compagno è tutto lo staff dei reparti di ginecologia, chirurgia e urologia dell’Ospedale Sacro Cuore Don Calabria di Negrar, in speciale modo il Dr. Minelli e il Dr. Ruffo.

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